Caricamento

Un devastante Cho La Pass

Sveglia 6.30, colazione e ci si prepara psicologicamente alla giornata tosta di oggi. Sì, oggi ci aspetta un passo, il Cho La Pass, a 5.420 m.! 😱 😱 😱

Parliamo con il gestore della Guest House, che ci dice che ci vorranno circa 6 ore per attraversare il passo e raggiungere la tappa successiva, Dragnag, o Thagnak, (4.700 m.).

Alle 8.00 siamo operativi, fuori dalla Guest House con gli zaini sulle spalle, un cielo nero e la vallata ancora tutta all’ombra. Non ci sono trekkers in giro. Sembra che oggi saremo soli. Una piccola salita ci porta fuori dal minuscolo villaggio di Dzongla (4.830 m.) e dopo pochi minuti inizia a nevicare!!! ❄ ❄ ❄ Bene, fantastico! Si prospetta una bella giornata, carica di avventura!

Dopo poco tempo raggiungiamo un fiume e ci ritroviamo in compagnia di una coppia di giovani americani. Restiamo qualche istante a scrutare le montagne intorno a noi in cerca di un segnale, un’indicazione, un tracciato marcato meglio, ma niente. Il sentiero è praticamente inesistente. Non sappiamo quale strada prendere. E intanto continua a nevicare. 🙄E fa un freddo cane!

Imbocchiamo il sentiero di sinistra perché ci sembra di aver visto in lontananza, molto in lontananza, un portatore che andava da quella parte. Ma sarà giusto? Questo è anche il sentiero più ripido, forse sarà più tosto, ma magari sarà una specie di “scorciatoia”?! E’ una salita sfiancante di quasi un’ora e mezza che termina ai piedi della montagna. Ci ritroviamo davanti una parete verticale. Bene. E poco scostato sulla nostra destra un ammasso di roccioni enormi su cui ci toccherà arrampicarci.

Siamo già intorno ai 5.000 metri e l’ossigeno manca. Si fatica. Tanto. Ma poi arriviamo su in cima. Ma non è la cima vera. 😫 Manca ancora tanta strada per raggiungere il nostro Cho La Pass. Facciamo una pausa prima di ripartire.

Da lì si apre un ghiacciaio infinito e nel primo tratto il ghiaccio è misto a roccia. La situazione diventa realmente complicata.

Siamo soli (strano…), senza ramponi (non ci aspettavamo di dover attraversare un ghiacciaio di questo tipo!), già belli affaticati e senza una via da seguire perché la neve fresca del mattino ha coperto ogni traccia. Uff. Iniziano a tremarci le gambe. Rischiamo una scivolata ogni due passi. Abbiamo davvero paura adesso. Nessuno, ma proprio nessuno sa che ci troviamo qui. E se qualcosa andasse storto resteremmo qui dispersi. 😫 Ahah..ok meglio non pensarci. Scacciamo questi pensieri negativi e andiamo avanti.

In qualche modo riusciamo a superare la tratta brutta brutta sulle rocce e siamo “finalmente” sul ghiacciaio nudo e crudo. 😬

Anche qui la situazione non è proprio semplice e per di più ricomincia la salita. L’ossigeno manca sempre. E una o due scivolate stavolta ci scappano. Ma ci rimettiamo in piedi. Andiamo avanti finché non vediamo il valico. Ce l’abbiamo fatta. QUASI. Manca ancora uno sforzo, mica da poco! Ci ritroviamo a dover scendere una decina di gradini di ghiaccio dove il piede riesce ad appoggiarsi a malapena, addossati alla parete che si affaccia sul vuoto e senza nessun appiglio su cui poter contare. Dopo di che bisogna risalire sulla parete opposta e dopo qualche gradino ancora bisogna allungare le gambe all’estremo (ma chi le ha corte di natura è un po’ svantaggiato) per superare un passaggio in cui non c’è nessun punto di appoggio. E sotto resta sempre il vuoto, con il ghiaccio. 😱 Ce la facciamo un po’ sotto. Ma siamo quasi arrivati. Manca davvero poco. Dobbiamo superare anche questa. Sudiamo sette camicie (Lelonso scivola ma riesce a frenare miracolosamente, Pepita non sa dove trovare la forza di buttarsi ma poi appoggia il sedere e allunga le gambe il più possibile per arrivare dall’altra parte) e alla fine superiamo il passaggio tremendo. Vediamo la meta, ma dobbiamo arrampicarci ancora una volta e non guardare giù. Il sentiero ora è minimamente visibile, ma quasi in verticale con pochissimo spazio d’appoggio per i piedi e nessuno per le mani. Aiuto.

Finalmente ci siamo.

CHO LA PASS CONQUISTATO!

Non si sa come, ci siamo arrivati. A 5.368 m. Siamo M-O-R-T-I. E se ci guardiamo indietro fatichiamo a credere di aver fatto tutta quella strada e in quelle condizioni.

Dopo una breve pausa per recuperare qualche forza iniziamo a scendere sul versante opposto. Da soli, come al solito. La discesa è pendentissima. E’ una sassaia e ultra scivolosa. Quindi anche da questa parte, pur non essendoci ghiaccio, rischiamo la caduta ogni due per tre. 😫

Scendiamo. Scendiamo. Scendiamo. Zero segnali. Perdiamo il sentiero. Torniamo indietro. Lo ritroviamo. Siamo stanchi. Siamo soli. Siamo in cammino da più di sei ore. Il fatto di non avere un sentiero ben tracciato non ci conforta. Il fatto di essere gli unici trekkers in circolazione ci conforta ancora meno. Siamo stanchi. Troviamo un cartello. Indica “Cho La Pass”. 😳 😫

E dopo tutta questo scendere ci ritroviamo a dover salire di nuovo. Ancora salita. 😫 Il tutto sempre con i nostri bei zainoni da 12 kg sulle spalle. 😬 In lontananza, al termine della salita vediamo una grande bandiera sventolante. E’ un segno, siamo vicini a Dragnag. Ma veniamo ben presto disillusi. 😰 Al di là della bandiera si apre solo una grande vallata. Nessun paese all’orizzonte. 😩 Ma quando finirà questa giornata?! Imbocchiamo un sentiero parzialmente segnalato.

Iniziamo a scendere, scendere, scendere. Ma dovevamo scendere così tanto di quota?! Non capiamo. Iniziano ad assalirci mille dubbi. Forse è la strada sbagliata. Forse non abbiamo visto un sentiero e abbiamo preso quello sbagliato. Chissà dove ci porta. E poi ci ricordiamo le parole del gestore della Guest House: “Ci vorranno 6 ore per raggiungere Dragnag”. Ma sei ore sono già belle che passate e di Dragnag non c’è nemmeno l’ombra. E il sole inizia a calare. Siamo sempre soli. Ci restano forse due ore scarse di sole. 😬 I piedi iniziano ad essere doloranti. 😥

Ma quando ogni speranza sembra ormai persa ecco che scorgiamo in lontananza dei tetti verdi dove finisce la vallata. Sarà Dragnag? Boh!! Chisseneimporta! Ci sono dei tetti e questo è positivo. Qualcuno avrà pietà di due poveri disperati.

Poco prima di raggiungere il paese veniamo sorpresi da un trio di animali selvatici strani, dei tahr himalayani. Sembrano un incrocio tra uno yak e un cervo e puzzano da morire. Hanno un pelo foltissimo e sono anche buffi. Si fermano al fiume ad abbeverarsi e a farsi scattare qualche foto da questi due disperati.

Finalmente raggiungiamo Dragnag, dopo 8 ore di cammino. Morti. Massacrati. Distrutti. Ci fermiamo alla prima Guest House. Facciamo un pranzo/cena immediatamente con una “pizza” fatta in casa ultra buona e dei momo fritti squisiti! E i gestori gentilissimi ci accendono la stufa, solo per noi. 😍 Restiamo lì a goderci quel bel calduccio fino alla fine della giornata. ❤

Ema e Lisa

Ema e Lisa

LEAVE A COMMENT