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Il ghiacciaio Ngozumpa sulla via per Gokyo

Questa mattina sveglia con calma. Ce lo meritiamo dopo la giornata massacrante di ieri. 😬 Dopo una triste colazione partiamo per la tappa di oggi, Gokyo (4.750 m.).

Appena lasciata Dragnag perdiamo il sentiero. Ormai siamo fuori dalla rotta per l’EBC più battuta e il sentiero è sempre mal tracciato, senza contare il fatto che siamo già a dicembre inoltrato e la stagione sta per terminare. Di trekkers in giro quasi non se ne vedono. Ci facciamo aiutare da un locale, che ci indica la direzione, ma poco dopo siamo persi di nuovo. Ci ritroviamo sul fianco di un enorme ghiacciaio, il ghiacciaio Ngozumpa, che dobbiamo attraversare, ma non troviamo la strada. Perdiamo un’ora avanti e indietro, in cerca di un qualche segno, cercando disperatamente di capire cosa ci stia segnalando maps.me. Inoltre tutte le pareti del ghiacciaio sembrano una frana unica, per cui se anche ci fosse stata qualche traccia sembra essere stata cancellata.

Finalmente lo troviamo, l’ingresso del “sentiero”. Una strettissima apertura sulla costa del ghiacciaio che si apre su un altrettanto stretto sentiero franoso e pendente che scende verso il ghiacciaio. Bene, ci siamo. Ci troviamo praticamente in una sassaia, ma “viva” perché sotto c’è ghiaccio vero e il sole già caldo del mattino inizia a scioglierlo. A tratti sentiamo degli scricchiolii, seguiti da boati. Massi di ghiaccio si staccano dalle vette del ghiacciaio per schiantarsi qualche metro più sotto. Bene. E noi siamo alle solite. Soli. Senza un sentiero da poter seguire. Abbandonati a noi stessi e alla nostra fortuna di non trovarci sopra a un pezzo di ghiaccio che sta per staccarsi. Incrociamo le dita e proseguiamo. Prendiamo un punto di riferimento sul versante opposto del ghiacciaio e cerchiamo di tenere quella direzione.

Attraversare il Ngozumpa Glacier non è certo una passeggiata. Specialmente se si è soli e senza tracce da poter seguire. Ogni scricchiolio ci mette in allarme. Ogni frana improvvisa ci spaventa ancora di più. Ma sappiamo che il nostro obiettivo è Gokyo. E Gokyo si trova oltre il ghiacciaio.

Una volta fuori dalla sassaia viva del ghiacciaio ci ritroviamo a dover affrontare una ripidissima salita franosa. Di nuovo sassi e ghiaia, sentiero stretto e in riva alla montagna. Il rischio scivolata è sempre incombente. Stiamo attenti. Saliamo. Saliamo. Saliamo. La salita sembra non finire più. L’ossigeno come al solito scarseggia. I kg sulle spalle si sentono tutti. Siamo stanchi.

Ma dopo l’ultimo tratto difficile, dove siamo praticamente costretti ad arrampicarci a quattro zampe per non scivolare, ci troviamo davanti un panorama degno di tutto il sudore versato nelle ultime 4 ore. Davanti a noi l’azzurrissimo Lago di Gokyo, o Dudh Pokhari. Ci trasmette un senso di pace infinita. Quello che ci serviva dopo tanta fatica. ❤

Dobbiamo camminare ancora un po’ per raggiungere il villaggio di Gokyo e una volta lì iniziamo a bussare a tutte le Guest House per trovare la migliore. Ci sistemiamo al Fitzroy Inn, una Guest House super accogliente e calda con un gestore giovanissimo e molto cordiale. Ci sono i lavandini con acqua corrente (miracolo!) e un sistema di tubature che corrono per tutta la struttura distribuendo calore.

Trascorriamo il resto della giornata nella calda sala da pranzo con vista sul lago, leggendo e giocando a carte. 😍

Ema e Lisa

Ema e Lisa

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