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Andiamo a conquistare Namche Bazar

Sveglia ore 6.00, ma continuiamo a dormire. La giornata di ieri ci ha stancato così tanto che non riusciamo ad alzarci dal letto. C’è un lieve mal di testa che ancora ci infastidisce. Iniziamo a temere il mal di montagna. Ma potrà già essere quello?! In realtà siamo solo scesi di quota. Quando troviamo le forze per alzarci dal letto e soprattutto di uscire dai nostri caldissimi sacchi a pelo per entrare in una stanza ghiacciata sono già le 6.40. Facciamo colazione con chapati (il pane nepalese tipo piadina) e Tibetan bread (un pane fritto originario del Tibet) serviti con uova fritte. Riempiamo gli zaini e si riparte.

Dopo solo pochissimi metri percorsi siamo già fermi. Siamo alle porte del Parco Nazionale di Sagarmatha per pagare la fee d’ingresso, ben 3.390 rupie nepalesi a testa (circa 27 € a persona). 💸💸

Al mattino l’aria è fredda e finché non esce il sole è difficile riscaldarsi a meno che non si resti in movimento. O a meno che la strada non inizi a diventare davvero tosta! Il sentiero comincia a portarci giù di quota. Scendiamo tantissimo. Ma noi non dovremmo salire?! 😩 Scendiamo per poi risalire?! Aiuto! Eh sì, è proprio così. Finita la discesa spacca ginocchia, e dopo aver attraversato il fiume, inizia una Salita. Una Salita Interminabile. Innumerevoli gradoni di roccia, seguiti da ripide salite polverose, dove respirare risulta quasi impossibile. E poi di nuovo rocce e ancora rampe dalla pendenza spaventosa. Saliamo. Saliamo. Saliamo sempre di più. Le gambe iniziano a cedere. Il fiato inizia a mancare. La polvere in gola è come sabbia.

La salita sembra non finire più. Ma nei momenti di maggiore difficoltà e perdita di coraggio vediamo loro, la nostra luce, i portatori, carichi all’inverosimile. Così tutti mingherlini e gracili apparentemente, con le loro scarpette da tennis oppure, in molti casi, in ciabatte che vanno su con calma a ritmo di musica nepalese con un ammasso di zaini o borsoni di turisti che per pigrizia o per “lusso” decidono di non portarsi sulle proprie spalle. E allora vedi loro e ti autoconvinci e pensi tra te e te che se ce la possono fare loro, addirittura con un frigorifero sulle spalle (Sì, UN FRIGORIFERO!), ce la puoi fare anche tu con il tuo “zainetto” da 12 kg. E allora vai avanti. Ti fermi per respirare. Vai avanti. Ti rifermi. E poi la meta è sempre più vicina.

 

Oltre ai portatori i sentieri sono invasi anche da moltissimi yak. Anche loro carichi all’inverosimile e parecchio ingombranti. E’ proprio durante il loro passaggio che bisogna fare realmente tanta attenzione perché si è sempre a rischio spinta/caduta, quindi meglio trovarsi dal lato della montagna e non del precipizio. 😬

Durante il sentiero ci imbattiamo anche in diversi ponti sospesi e traballanti. E all’attraversamento del primo.. che paura! Decine e decine di metri di vuoto sotto ai piedi e delle gratelle ballerine che certo non trasmettono un senso di stabilità. E quando poi inizi a ballare ancora di più perché una colonna di yak ha imboccato il ponte  allora inizi davvero a tremare. Ma questo vale solo per il primo ponte. Poi ci fai l’abitudine. Sei costretto. Se vuoi passare dall’altra parte del fiume lo devi attraversare. Se vuoi andare avanti lo devi attraversare. Questa è l’unica opzione. E allora forza e coraggio! E si prosegue.

 

Il sole ci accompagna per tutto il tragitto e ci regala un bellissimo pomeriggio sulla terrazza del Nirvana Home, la nostra Guest House a Namche Bazar (3.440 m.), la meta di oggi, dove veniamo accolti da una simpaticissima e sorridentissima signora, la padrona di casa. Qui a Namche faremo pausa per due notti per acclimatarci perché abbiamo già superato quota 3.000 metri, dopo un dislivello di oltre 500 m. effettuato in un giorno solo. Mica male.

 

Pranziamo in terrazza con fusilli alle verdure, squisiti! E ci godiamo il sole in maniche corte per tutto il pomeriggio!! 😎

Approfittiamo del sole anche per fare il bucato (con acqua rigorosamente GELIDA) e stendere i vestiti ad asciugare. Appena inizia a rinfrescarsi l’aria ci ritiriamo nella nostra cameretta all’angolo ancora baciata dal sole e molto più calda rispetto alle altre. Passiamo il resto del pomeriggio a leggere, cosa che non riuscivamo a fare da tempo. 😊 E la nostra tranquillità viene interrotta solamente da un verso strano, proveniente dal pezzo di terra proprio dietro alla nostra finestra. Ci affacciamo e scopriamo due uccelli coloratissimi, con le piume color arcobaleno e super cangianti, che beccano il terreno in cerca di cibo. Sono esemplari di lofoforo himalayano, un uccello piuttosto grosso e simile a un fagiano, ma coloratissimo e con una cresta a ciuffo di color verde. Si tratta dell’uccello simbolo del Nepal, abbastanza raro da incontrare e solo nelle regioni himalayane, e si dice che porti fortuna. Speriamo davvero che sia così! 🍀 😊

Ceniamo con zuppa alla verdure (la zuppa dello Sherpa) e un’omelette alle patate. Alle 18.00. Dopo un’ora siamo pronti per andare a dormire. 😆 🌠

Ema e Lisa

Ema e Lisa

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